I fatti in corso in Mali inviano un segnale da ascoltare anche in Europa. Il Mali è uno dei tre Stati dell’Africa occidentale interessati da colpi di Stato di chiara ispirazione russa, tra il 2020 e il 2023, insieme a Niger e Burkina Faso.
Le rivolte di questi giorni fanno seguito a quegli eventi e vanno letti nel quadro delle ingerenze di Mosca nella regione, dei conflitti etnico-religiosi del Sahel e delle relazioni con l’Europa dei movimenti jihadisti.
Nell’approfondimento più sotto, un video in cui illustro più in dettaglio i colpi di Stato degli anni scorsi, le influenze russe e gli stretti legami con ambienti europei degli attori che destabilizzano il Mali e l’intera regione.
Nell’anteprima, una collocazione dei fatti di questi giorni in Mali. Se ha perso la scorsa uscita di Caminantes, dedicata al disastro di Černobyl’, eccola.
Tre promesse mancate
Fino all’inizio dello scorso decennio Mali, Niger e Burkina Faso, ex colonie francesi, erano fra gli Stati più promettenti d’Africa, in termini di sviluppo sociale e democratico. Dopo decenni di governi militari, le istituzioni andavano stabilizzandosi.
Nel 2013 il Mali doveva chiedere l’aiuto della Francia e dell’ONU per sconfiggere la guerriglia jihadista: le missioni militari internazionali ottenevano risultati, pagati anche con la vita di militi europei.
La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (CEDEAO), un’istituzione simile all’Unione europea e di cui i tre Stati facevano parte insieme ad altri, si mostrava efficace nel prevenire tentativi di rivolta nei Paesi membri. L’Africa occidentale sembrava avviata alla stabilità.
I colpi di Stato del 2020/23 in Mali, Burkina Faso e Niger invertono il corso virtuoso e avvengono mentre nelle piazze sventolano bandiere russe. Le giunte che salgono al potere allontanano le missioni militari francesi ed europee, con il consueto argomentario anticoloniale, e fanno entrare fra gli entusiasmi le milizie di Mosca; da quel momento si muovono sulla scena globale seguendo ogni orma della Russia e ritirano i loro Paesi dalla CEDEAO.
I russi non hanno esperienza di azione contro i gruppi jihadisti e in zone desertiche. Spesso si accordano, anzi, con i caporioni locali, per spartirsi le risorse del territorio e autofinanziarsi.
Mentre i militari francesi avevano capacità operative reali e istruivano l’esercito del Mali all’autodifesa, i russi non se ne mostrano in grado.
Nei tre Paesi la situazione precipita, sino ai fatti dei giorni scorsi: milizie jihadiste e guerriglieri indipendentisti sferrano un attacco simultaneo in più città maliane, mostrando considerevole capacità, in un Paese esteso quattro volte l’Italia.
L’aspetto che ci tocca più da vicino è il destino della CEDEAO. I tre governi militari fedeli a Mosca hanno fatto fuoriuscire Mali, Niger e Burkina Faso dalla Comunità e hanno costituito un’organizzazione concorrente, l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES). Hanno indebolito, così, i piani di cooperazione regionale e favorito il rafforzarsi dell’egemonia di Mosca.
È un processo di disfacimento che la Russia può replicare nell’Unione europea, nel momento in cui alcuni governi-chiave, come quello francese o quello tedesco, cadessero nelle mani di partiti fedeli a Mosca.
L’approfondimento
Questa volta sotto forma di video. Chi preferisce può scaricare il testo in forma scritta. Il video è stato registrato nell’immediatezza dei tre colpi di Stato e perciò fotografa bene la situazione dei tre Paesi, i meccanismi dell’ingerenza russa e le decisive relazioni dei ribelli jihadisti africani con l’Europa. Completano il video alcune indicazioni metodologiche.
Dicono gli abbonati:
«Caminantes offre l’opportunità, purtroppo molto rara, di una visione lucida, ‘dall’alto,’ e vale infinitamente di più del prezzo dell’iscrizione!»



