Italia-Ucraina al Senato: questione di principi
Da un senatore, dinanzi all'ambasciatore ucraino, parole da dimenticare (si spera)
Proprio nelle ore seguenti il peggior attacco russo sulla capitale ucraina dall’inizio della guerra, in Italia è accaduto un fatto che rende visibile, se ve ne era bisogno, il posizionamento delle principali forze della Penisola rispetto al vicino conflitto, sotto almeno tre profili.
Nell’approfondimento più sotto, un articolo che tratta i principi essenziali della sovranità di uno Stato, per comprendere sino in fondo le questioni sollevate dal caso italiano.
Se ha perso la scorsa uscita di Caminantes, dedicata ai recenti sviluppi sugli scenari mediorientali, eccola.
Italia-Ucraina, dichiarazioni da ponderare
Il 2 luglio 2026 l’ambasciatore ucraino, Ihor Brusylo, è stato ricevuto dalla Commissione esteri e difesa del Senato italiano. Tra i già poco brillanti interventi, è emerso quello di un senatore il cui nome non merita citare, poiché le sue affermazioni si odono da molte voci: importano piuttosto il perno su cui esse ruotano e il fatto che sono state pronunciate in una sede istituzionale.
Le affermazioni del senatore italiano erano incentrate su quanto territorio (e popolazione) l’Ucraina sia disposta a cedere, per giungere alla conclusione della guerra.
Le parole del senatore erano inequivocabili: poco valgono a mitigarle i tentativi d’interpretazione benevola e una sua debole autodifesa, comparsa nelle ore successive, nella quale, del resto, conferma di aver pronunciato quelle espressioni.
Chiedere quanto l’Ucraina sia disposta a rinunciare per porre fine alla guerra significa ritenere che il conflitto tra Ucraina e Russia sia sorto su un oggetto divisibile: trovato l’accordo su quanto vada all’una e quanto all’altra parte, il conflitto è chiuso.
Ne discende che nel Parlamento di un Paese europeo siedono legislatori che non hanno ancora inquadrato la causa della guerra, intendendo causa sia nel senso comune sia nel senso giuridico, di scopo e funzione della guerra mossa dalla Russia.
La guerra d’aggressione contro l’Ucraina non ha per oggetto uno scambio, un do ut des contenzioso, è una guerra di affermazione di potere. Per questo motivo, non è inquadrabile in una logica sinallagmatica, secondo principi equitativi.
I tre livelli toccati dalle affermazioni del senatore sono quello politico interno italiano, il concetto di sovranità e l’adeguatezza dei dirigenti attuali a difendere relazioni internazionali cooperative.
La questione politica italiana
Tra Russia e Ucraina non vi è causa di disputa: tutti i territori occupati, inclusi la Crimea e il Donbas, appartengono all’Ucraina oltre ogni ragionevole dubbio, non solo per elementari ragioni giuridiche, ma anche per ragioni storiche, politiche e di continuità territoriale.
Affermare che l’Ucraina dovrebbe rinunciare a territori o prerogative a favore della Russia, per porre fine all’aggressione, significa sostenere le ingiuste pretese di Mosca.
Il Partito democratico italiano, a cui appartiene il senatore in questione, è stato in passato l’unica formazione politica rilevante della Penisola che condivideva le ragioni dell’Ucraina. Non è una novità che abbia mutato campo, facendosi paladino di Mosca.
Che l’inversione di rotta sia stata riaffermata in una sede istituzionale e dinanzi all’ambasciatore dell’Ucraina, è un passaggio non irrilevante.
Il concetto di sovranità
La sovranità territoriale di uno Stato si fonda sul diritto, non sulla forza; quest’ultima, semmai, si impiega per difendere la sovranità, se violata.
Affermare che l’Ucraina dovrebbe cedere propri diritti territoriali dinanzi alle pretese russe, reclamate con la forza, significa mutare il concetto di sovranità, subordinando il diritto di uno Stato di governare un territorio al beneplacito e all’uso della forza da parte di un altro soggetto più potente.
Allo stesso modo, se la Francia reclamasse dall’Italia la Valle d’Aosta, come ancora fece invadendola con il proprio esercito nell’ultimo scorcio della Seconda guerra mondiale, poiché la Francia è una potenza nucleare, l’Italia dovrebbe assecondare la pretesa francese e cedere la propria regione a Parigi, come l’Ucraina il Donbas a Mosca.
L’adeguatezza dei dirigenti
Le affermazioni del senatore italiano non sono di poco conto, dette da chiunque; riportate da un parlamentare in una sede istituzionale, per giunta dinanzi all’ambasciatore di un Paese che subisce un’aggressione territoriale, sollevano gravi perplessità su quanto persone investite di mandati parlamentari sappiano misurare e affrontare la sfida che la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina pone alle relazioni internazionali moderne.
Se ne ricava l’impressione che nelle aule parlamentari siedano persone che parlano senza riconoscere il momento in cui le loro parole superano i confini di una posizione di partito e diventano, in questo caso, una dichiarazione di principio su una questione esistenziale di ogni Stato, qual è la sovranità territoriale.
Riportare il principio di sovranità dalla sua natura di istituto giuridico a prerogativa da esercitare con la forza significa rinunciare alla sicurezza del medesimo Stato che tali dirigenti sono eletti ad amministrare.
L’approfondimento
L’episodio accaduto a Roma richiama la necessità di comprendere la sovranità dello Stato come questione-chiave per inquadrare i conflitti di oggi. Perché un popolo ha diritto di abitare un certo territorio e per quale motivo un governo ha diritto di amministrare entrambi?
La risposta a questa e altre domande chiarisce molte cause di conflitto, dall’Ucraina alla Palestina: la spiegazione nell’approfondimento qui sotto.
La questione-chiave dell'attualità globale
Cosa significa «Stato sovrano» e per quale causa uno Stato esiste e ha diritto di esercitare la sua sovranità su un certo territorio, in una precisa parte del mondo?
Grazie a tutti coloro che recensiscono su Amazon il mio libro Gli imperi non vogliono morire, dedicato ai miei viaggi in Ucraina: «Un meraviglioso affresco sull’Ucraina e della sua importanza nel contesto internazionale. Una vera chicca.»





Agli estremi della politica italiana, parlo di destra e sinistra, ci sono chiari segnali di appoggio a Putin. I primi vedono il dittatore ideale che incarna la necrofilia e la forza bruta, i secondi invece non mollano l'idea che la russia sia il baluardo del comunismo che esprime l'alternativa al modello liberale USA comunque da combattere nonostante la chiara ipocrisia del cibarsene e governi i benefici. All'interno della sinistra, parlo di ANPI, Fiom-CGL ed altri soggetti meno visibili, comunque autorità rappresentative ammiccano e appoggiano le gesta del dittatore della federazione. La questione, a mio parere, non ruota nell'aver capito o meno le dinamiche dello stato imperialista che verte a dominare con tutti i mezzi anche ibridi i vicini ma, si tratta di appoggio per quello che ha rappresentato ideologicamente quella nazione.
Raramente in vita mia mi sono tanto vergognato.