Erri De Luca, Michela Murgia: una lettura
Il caso che ha coinvolto lo scrittore riporta in luce pensieri sull'autrice sarda
Dopo alcune considerazioni sul caso suscitato dalle affermazioni dello scrittore Erri De Luca sulla Palestina, pubblico in traduzione italiana, nell’approfondimento più sotto, un articolo che scrissi in tedesco sulla scrittrice sarda Michela Murgia un anno dopo la sua morte.
Non pubblicato a causa del sopravvenire di altre priorità, riletto alla luce dei casi De Luca e De Gregori, montati in questi giorni, l’articolo sembra scritto ieri. L’occasione è propizia per toglierlo dal cassetto.
Se ha perso la scorsa uscita di Caminantes, dedicata alla vicenda della Flottiglia, eccola.
Erri De Luca e la Palestina
Non commento nel dettaglio le ormai note affermazioni dello scrittore Erri De Luca, per due motivi. Il primo è che non si tratta di «sue opinioni» ma di verità lapalissiane: le si potrebbe approfondire, sfumare qui o là, ma rappresentano con sufficiente esattezza alcuni concetti chiave della questione palestinese e non abbisognano di chiose.
Si può spendere una parola per la ritrattazione diffusa dallo scrittore. Chi ritratta non ha cambiato idea dentro di sé, lo fa per smorzare in pubblico le sue affermazioni perché circostanze esterne lo impongono. Oggi le conseguenze sono più gravi, ma, fino a qualche anno fa, se in Russia un cittadino pubblicava in Internet un contenuto sgradito al governo, veniva prelevato dalla polizia e obbligato a pubblicare un video di ritrattazione.
Avevo visto diversi di questi video e la similitudine con la ritrattazione di De Luca è impressionante; in particolare, il riferimento a una «offesa della sensibilità» per scusarsi di qualcosa di cui non vi sarebbe alcun bisogno oggettivo di discolparsi; perciò, non resta che scusarsi per una offesa soggettiva, che non richiede argomentazioni logiche. Così è accaduto a De Luca, con una differenza: la ritrattazione non gli è stata imposta da un governo autoritario, ma dal basso.
È improbabile che gli appelli a non acquistare i suoi libri producano effetto significativo: in questi casi si perde magari qualche lettore, altri però ne arrivano, perché apprezzano il coraggio dell’autore nell’affermare verità scomode. È possibile che la ritrattazione gli sia stata suggerita dal rischio dell’irrilevanza sociale: puoi continuare a dire e scrivere ciò che vuoi, ma per i media e i circoli che contano non esisti più; finisci in uno scantinato a bruciare i tuoi manoscritti dalla disperazione, come il protagonista de Il Maestro e Margherita di Bulgakov, mentre vedi gli scrittori conformisti invitati a Mosca ai ricevimenti della Massolit che pubblicano tra gli applausi le loro inutili mediocrità.
Qualcosa di simile è successo in Italia a Susanna Tamaro, dopo la pubblicazione di Anima Mundi (1997), che la espose all’accusa di anticomunismo. Il suo editore dovette intervenire a difenderla sul Corriere della Sera. L’autrice ne ricavò l’accusa di «scrittrice di destra,» che in Italia significa tanto quanto significava essere tacciati di «formalismo» in Unione sovietica.
La seconda causa che rende inutile commentare in dettaglio le parole di De Luca nasce da una lunga analisi che ne ho letta in questi giorni. Non è la sola, ma è significativa: era firmata da una persona non impreparata che ci avrà lavorato almeno un paio di giorni. Ebbene, la sua acerrima critica allo scrittore si fondava su dati storici falsi – non dati discutibili o controversi: falsi tout court, quanto affermare che la terra sia piatta.
Tra i numerosi commentatori del testo, nessuno faceva notare all’autrice che la sua tirata, su quelle basi fallaci, era un inutile esercizio di stile. Tutti, invece, ne lodavano l’efficacia.
È necessario allora andare oltre le parole di De Luca e dei suoi detrattori, per chiedersi quale dibattito sociale si voglia, sui temi più gravi dell’attualità. Non è possibile condurre un dibattito fondato sull’ignoranza, peggio ancora su un’ignoranza voluta, brandita con orgoglio ed elevata a superiorità morale.
L’alleato migliore per Hamas, per la teocrazia iraniana e per la Russia di Putin è un’opinione pubblica europea che non sa in che mondo vive.
L’approfondimento
In questo approfondimento pubblico in traduzione italiana un mio articolo scritto a suo tempo in lingua tedesca per il primo anniversario della morte della scrittrice Michela Murgia.
Rimasto inedito per il subentrare di altre priorità, riletto dopo il «caso Erri De Luca» sembra scritto ieri. È un lungo articolo, favorito dall’essere stato scritto nelle ferie d’agosto; era pensato per lettori non italiani, qui ho preferito non modificare questa impostazione e tradurlo pari pari. I suo scopo era illustrare la posizione dell’Italia attraverso la sua scena culturale, accennando anche agli scivoloni del governo attuale. Ritengo che questa prospettiva aggiunga una chiave di comprensione.
Casi come quelli che hanno coinvolto Erri De Luca e, nelle ore successive, Francesco De Gregori, spiegano della Penisola molte più cose di quante ne colga la polemica mediatica.
Dicono gli abbonati:
«Caminantes offre l’opportunità, purtroppo molto rara, di una visione lucida, ‘dall’alto,’ e vale infinitamente di più del prezzo dell’iscrizione!»



