Caminantes - di Luca Lovisolo

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Sezione Attualità

Černobyl’, le storie sconosciute del disastro

Fatti e persone prima e dopo, per collocare una tragedia non solo ecologica

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Luca Lovisolo
apr 25, 2026
∙ A pagamento
Černobyl’, parco della rimembranza | Foto: Luca Lovisolo

Oggi quarant’anni fa, nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, un reattore della centrale nucleare di Černobyl’, nell’Ucraina allora sovietica, esplode in conseguenza delle manovre errate del dirigente di turno. I sistemi di sicurezza dell’impianto, costruito male, non impediscono la catastrofe.

L’evento non giunge inatteso. La storia che lo precede e molti fatti che lo seguono restano pressoché sconosciuti, nonostante la triste notorietà del disastro.

Nell’approfondimento più sotto, la storia dimenticata del prima e del dopo Černobyl’. Inoltre, nel mio libro «Gli imperi non vogliono morire» dedico un intero capitolo al mio viaggio sui luoghi del disastro, da cui proviene anche la foto qui sopra.

Nell’anteprima, un breve commento sulle ingiurie pronunciate in TV da un noto propagandista russo all’indirizzo dell’Italia. Se ha perso la scorsa uscita di Caminantes, dedicata al Libano, eccola.


Dalla Russia senza amore

L’ipocrita meraviglia con la quale in Italia si condannano le ingiurie proferite da un noto propagandista russo verso la presidente del Consiglio è pari a quella con cui ci si sorprese delle aggressioni della Russia contro Georgia e Ucraina: al Cremlino si preparavano da decenni, mentre l’Occidente, ignaro, con Mosca faceva affari ed esaltava le magnifiche sorti della Grande Madre Russia.

Il propagandista in questione conduce più programmi quotidiani; sulla TV russa non è il solo, a diffondere falsità patenti, iperboli dissennate, minacce di annientamento verso interi Stati europei; da anni, anzi decenni.

I primi vagiti si udirono dall’ormai defunto deputato di estrema destra Vladimir Žirinovskij. Le sue sparate erano abominevoli, ma rivelavano almeno un tratto di autenticità: Žirinovskij credeva davvero in ciò che diceva e, tra una spacconata e l’altra, talvolta riusciva persino simpatico.

I propagandisti di oggi non si preoccupano se credere o no a ciò che predicano: sono voci di una macchina che produce messaggi da diffondere al mondo, anche attraverso TV multilingue. Una di queste, proprio in Italia, ha potuto celebrare il suo festival, pochi giorni fa. Propagandisti filorussi, anche italiani, hanno spazi soverchianti sui media: se si tollera il loro dilagare, non ci si può meravigliare, poi, se spadroneggiano.

Dettagli sul libro

La propaganda russa conosce i Paesi nei quali lavora. Sa che in Italia vi sono due correnti di pensiero, in politica e nella società: una filorussa e l’altra più filorussa; le correnti filooccidentali sono incarnate da politici che si contano sulle dita di una mano, umiliati o fuggiaschi dai loro stessi partiti.

Se da Mosca arrivano ingiurie a un politico (non abbastanza) filorusso, significa che qualcuno al vertice ha deciso di puntare sulla corrente (ancor) più filorussa, pronta ad accettare come condizione naturale l’egemonia della Russia sull’Europa.

L’Italia e i suoi dirigenti pagano le conseguenze del loro posizionamento. Sia verso Putin sia verso Trump, ma anche verso l’Iran e la galassia terrorista – dai tempi del «Lodo Moro» alle odierne condiscendenze filopalestinesi – si sono illusi che mostrarsi servi del tiranno li avrebbe salvati dalla sua ira.

Dimenticano che il tiranno schiaccia il servo sotto i suoi piedi, appena non ne ha più bisogno, per non pagare il pegno dei suoi servigi.

L’approfondimento

I fatti accaduti negli anni immediatamente precedenti il disastro di Černobyl’ rimangono sconosciuti, sebbene il tragico evento sia stato oggetto persino di una celebre serie televisiva. Come alcune conseguenze del disastro, anch’esse trascurate. Ne parlo nell’approfondimento qui sotto.

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