Mi occupo di diritto e relazioni internazionali come ricercatore indipendente e traduttore. La mia attività non è legata a editori, centri di ricerca o istituzioni di alcun genere.
«Lei è una voce autorevole priva di sovrastrutture ideologiche e, quindi, le Sue analisi sono puntuali e obiettive. Complimenti.»
Caminantes è il Substack per chi vuole guardare all’attualità internazionale oltre le opinioni. Una sezione è dedicata al mondo della traduzione professionale.
Con un linguaggio chiaro e senza interpretazioni fuorvianti, Caminantes offre commenti dell’attualità e strumenti di approfondimento attraverso l’analisi dei fatti, il diritto, la cultura. Salvo casi particolari, Caminantes esce una volta alla settimana, senza indicazione di un giorno fisso.
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Caminantes, in spagnolo, significa viandanti, coloro che sono in cammino. La scelta di questo titolo nasce da fonti molto diverse fra loro:
«Homo viator spe erectus»
L’Uomo in cammino è sorretto dalla speranza – È un antico detto latino citato spesso da un curato di montagna che conobbi nell’infanzia, un uomo di grande intelligenza, capace di appassionare con la sua profondità anche chi non si riconosceva nella religione.
«Caminantes, no hay caminos, hay que caminar»
O voi che camminate, non ci sono strade, c’è da camminare – Sentii questo aforisma per la prima volta in gioventù, attraverso le composizioni di Luigi Nono (1924-1990). Ascoltai le sue opere dal vivo e incontrai lui stesso a Torino negli anni Ottanta, durante un’edizione di Settembre musica.
Nono, che nella musica esprimeva anche il suo impegno politico per il comunismo, ricordava di aver letto il motto Caminantes, no hay caminos, hay que caminar in un chiostro di un monastero di Toledo. Taluni mettono in relazione queste parole anche con un verso del poeta spagnolo Antonio Machado (1875-1939): Caminante, no hay camino, se hace camino al andar (o tu che cammini, la strada non c’è, la si fa camminando).
Ispirandosi a questo detto, nei suoi ultimi anni di vita Nono scrisse tre composizioni: Caminantes … Ayacucho (1986/87), No hay caminos hay que caminar… Andrej Tarkovskij (1987) e “Hay que caminar” soñando (1989). La prima è dedicata ad Ayacucho, luogo simbolico delle guerre d’indipendenza ispano-americane; la seconda al regista russo Andrej Tarkovskij e alle atmosfere oniriche dei suoi film. Queste si ritrovano anche nella terza composizione (Bisogna camminare sognando), per due violini itineranti fra diversi leggii collocati in punti diversi del palco.
Queste citazioni, provenienti da fonti così eterogenee e da persone portatrici di visioni del mondo molto diverse, sono accomunate dalla centralità del cammino. L’atto del camminare vale più della strada da percorrere. La speranza, più del sentiero, ci guida e ci sorregge verso una meta.
Ciascuna persona umana può camminare verso una meta diversa, ma il camminare unisce tutti coloro che ne hanno una. La strada, come diceva Machado, si troverà andando.
Caminantes segnala anche gli aggiornamenti del mio sito, sul quale si trovano altri contributi in forma di testo, audio e video, link ai miei interventi sui media svizzeri e italiani.
Cosa faccio
Il mio interesse per le relazioni internazionali nasce dalla mia attività di traduttore e consulente d’azienda. Dal 2009 mi dedico alla ricerca indipendente nel campo del diritto e delle relazioni internazionali. Da questo retroterra nascono i miei libri e i miei corsi, i contenuti del mio blog e i miei interventi sui media.
Ho vissuto in Italia e in Svizzera, Paese in cui ho compiuto la mia formazione in diritto. In Germania ho conseguito il diploma in lingua tedesca, a Milano ho compiuto gli studi in musicologia. Sono membro della Associazione svizzera dei paralegali.
«Complimenti per la notevole ricchezza documentale e argomentativa.»
«Scordatevi la brodaglia maleodorante che viene cucinata nei talk show televisivi. Prendetevi il piacere di leggere questo libro, testimonianza sul campo di un osservatore profondamente onesto, storicamente preparatissimo e ricco di umana pietas.»
«L’autore che più mi ha ispirata all’inizio del mio percorso di conversione in traduttrice. Consiglio qualunque suo contributo a occhi chiusi.»





